Diretta web – sabato 26 settembre – ore 19,30

L’edizione di quest’anno è solo on line. Clicca qui per partecipare all’evento.

 

Intervengono Michele Reibaldi, professore ordinario di Oftalmologia dell’Università di Torino ed Eros Pasero, professore di Elettronica, Dipartimento di Elettronica e Telecomunicazioni del Politecnico di Torino.

 

Un organo artificiale per la vista. Un sogno? Al momento sì anche se spesso sui giornali compaiono titoli come “trapiantato un occhio artificiale a un paziente che inizia a vedere luci e ombre”. “Non è vero e non è giusto ingannare i non vedenti” – precisa Pasero. Siamo molto lontani dall’occhio tecnologico.

Sulla famosa rivista Nature a maggio è stata pubblicata una ricerca dell’università di Hong Kong su un occhio artificiale con potenzialità anche superiori all’occhio umano. Ma come lo connetto al cervello che deve usarlo? Questo è il vero problema, molto lontano dalla soluzione”.

 

Questo non significa che la ricerca sia ferma. Al contrario pur se siamo molto lontani da un sistema di interconnessione col cervello. “Già negli anni 90 uno scienziato giapponese, Fukushima, fornì un modello di retina artificiale che portò a usare il primo modello di neurone umano, descritto da Mc Culloch e Pitts nel 1943, per sviluppare un modello della retina. – riprende l’esperto. Ma stiamo parlando di modelli, ben lontani da un occhio artificiale. E rimane sempre il problema di come usarlo. Carver Mead al Caltech sviluppò molti anni fa una retina artificiale su silicio. Ottimo circuito da collegare ad un computer, ma purtroppo non al cervello. Senza dubbio arriveremo, prima o poi a ricostruire ogni parte del corpo umano in forma bionica. Nel caso dell’occhio trapiantabile forse più poi che prima.

Esistono già “lettori” elettronici che leggono e parlano. Questo è alla nostra portata. Ma l’occhio artificiale da trapianto è lontano. E ribadisco non dobbiamo ingannare persone che già soffrono e potrebbero illudersi. Quindi no sensazionalismo mediatico e aspettiamo”.

SaluTO

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