Tra i diversi tipi di tumore, quello al polmone è considerato e temuto come uno dei più insidiosi, tale da indurre a prognosi in genere poco favorevoli per i pazienti (e, in misura crescente, le pazienti) che ne sono colpiti. I numeri, purtroppo, confermano sostanzialmente questa percezione. In Italia, così come a livello mondiale, il carcinoma polmonare rappresenta infatti la prima causa di morte per tumore.

È un dato che deriva dalla combinazione di più fattori, come le diagnosi che troppo frequentemente avvengono a uno stato avanzato della malattia, che la rendono ancora oggi una neoplasia con una prognosi particolarmente sfavorevole. Senza dimenticare, naturalmente, l’oggettiva ampia diffusione di questa patologia. Solo lo scorso anno, per esempio, in Italia si sono registrati 42.500 nuovi casi di tumore al polmone, 29.500 tra gli uomini e 13.000 tra le donne, rappresentando rispettivamente la seconda e la terza più frequente neoplasia.

Quando si parla di tumore al polmone, però, non si fa riferimento a un’unica patologia oncologica. Ce ne sono in effetti due grandi tipologie, classificate in base alla forma e dimensione delle cellule: il tumore a piccole cellule (SCLC – Small Cell Lung Cancer) e quello non a piccole cellule (NSCLC – Non Small Cell Lung Cancer). È quest’ultimo il più diffuso, e di gran lunga: sempre in Italia se ne contano 35.000 casi all’anno, cioè più o meno l’80% del totale.

Osservando ancora più da vicino questa particolare forma di tumore al polmone, si scopre che la biologia del NSCLC può essere condizionata da diverse mutazioni genetiche, molte delle quali sono ormai note. Una delle più frequenti è quella che interessa la proteina KRAS. La mutazione KRAS è presente in una percentuale significativa di tumori solidi, ed è responsabile circa del 30% dei tumori al polmone non a piccole cellule (NSCLC), del 40% dei tumori al colon retto (CCR) e più del 95% del tumore del pancreas. Nel nostro paese il tumore al polmone con mutazione KRAS registra 10mila casi, di questi il 13% ha una mutazione specifica KRASG12C, finora refrattario a tutte le opzioni terapeutiche. Questa specifica mutazione è stata oggetto di studi per molti anni, con l’obiettivo di individuare farmaci che potessero inattivare la proteina mutata; finora però nessuna strategia si era rivelata percorribile e la proteina KRAS era considerata un “bersaglio impossibile”: perciò i pazienti con tumori provocati da questo genere di mutazione non hanno a oggi opzioni terapeutiche mirate.

La svolta, piuttosto recente, si è avuta quando si è finalmente individuato il modo di intervenire su questa proteina mutata giudicata impossibile da colpire. Lo si deve al lavoro di ricerca e sviluppo di Amgen, una delle aziende leader su scala globale delle biotecnologie mediche, con competenze riconosciute nell’ambito della genetica e della biologia cellulare. Grazie a queste è stato possibile realizzare il primo inibitore selettivo di KRASG12C, una molecola sperimentale attualmente in fase di sviluppo clinico che sta già confermando le sue potenzialità nel trattamento del tumore al polmone non a piccole cellule.

Proprio nei giorni scorsi il New England Journal of Medicine, una delle più autorevoli riviste scientifiche mondiali, ha pubblicato i dati relativi alla fase I dello studio clinico CodeBreak 100 su questa nuova molecola, che sono stati recentemente presentati in occasione del Congresso annuale dell’European Society for Medical Oncology (ESMO). Uno studio clinico che rappresenta anche la prima sperimentazione sull’uomo condotta con un inibitore di KRASG12C e, ciò che più conta, i risultati per quanto riguarda l’efficacia nei confronti del tumore NSCLC sono incoraggianti: nei pazienti coinvolti nei trial, questa molecola sperimentale in sviluppo ha infatti dimostrato una duratura attività antitumorale.

 

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